Paolo Villaggio e la Bibbia

paolo villaggio looking front

Alcune personalità diventano dei nostri miti fin dal primo istante in cui le incontriamo. Paolo Villaggio, per quanto mi riguarda, rientra sicuramente in questa categoria. Il mito non solo per un attore straordinario, per uno scrittore puntuale e brillante: la mia profonda ammirazione scaturisce proprio dalla persona, dall'intelligenza di un intellettuale che descrive tutte le pochezze e le vigliaccherie dell'essere umano, mostrandone però anche gli slanci di idealismo e poetica purezza.

La saga di Fantozzi è probabilmente una delle più grandi passioni, assieme a poche altre, che condivido con mio padre. Mi ricordo addirittura di esserci rimasto male perché, durante Italia 90, non riuscivo a capacitarmi del fatto che dovessimo guardare una partita quando sull'altro canale davano "Fantozzi contro Tutti". Solo anni dopo mi sarei dato una spiegazione: avevamo già visto quel film almeno un paio di volte. Io sarei stato comunque felicissimo di rivederlo, cosa che ho in effetti fatto diverse volte dopo quel giorno.

Passando il tempo ho realizzato che Paolo Villaggio oltre ad un personaggio dei film era una persona. Sono anche andato a vederlo a teatro a Trieste, ma ero troppo giovane e intimorito per poter anche pensare di avvicinarmi. L'ho visto però lasciare il teatro in automobile. Lo so, fa molto Pedro Almodóvar..

Ma sto divagando. Immagino sia perché sono ancora intimidito dalla figura di Villaggio, tanto da aver paura di parlarne.

paolo villaggio corazzata potemkin roma photo by gabriele gelsi

La prima volta che posso dire di avere incontrato Villaggio, nel senso di averci parlato ed averlo visto da vicino, é stato durante i miei anni universitari a Roma. Università La Sapienza, Villaggio incontra gli studenti per una Lectio Magistralis. Io nemmeno ero iscritto alla Sapienza ma a Roma Tre. L'occasione era però imperdibile. Prendo coraggio e mi avvicino alla fine della lezione, prima che inizi la calca per gli autografi. Mi ero pur sempre presentato da fotografo ed avevo il vantaggio della posizione. Ero tuttavia agli inizi ed ancora troppo reverente per poter dire più di qualche (confusa) parola e poter fare qualche (brutta) foto.

paolo villaggio sapienza roma photo by gabriele gelsi
paolo villaggio alla sapienza roma photo by gabriele gelsi

L'ho incontrato di nuovo dopo qualche anno, sempre a Roma, nel 2013. Facevo da qualche anno il fotografo teatrale ed ero quindi "dell'ambiente". Avevo già lavorato con registi ed attori importanti. Ero quindi preparato. O almeno più preparato. Macché.

Paolo Villaggio doveva tenere un incontro/conversazione con il pubblico al Teatro Brancaccio. Conoscevo quel teatro e ci stavo lavorando proprio in quel periodo, quindi era stato relativamente facile per me avere un accesso privilegiato ed ottenere di incontrarlo privatamente prima di andare in scena. Vado quindi in teatro e lo aspetto in foyer.

Ed eccolo entrare. Finalmente avevo la possibilità di incontrare il mio mito e fotografarlo non durante uno spettacolo o una conferenza, ma in una situazione più privata ed intima. Eravamo da soli in un enorme foyer di un teatro italiano. Un sogno. "Non so davvero come descrivere la mia stima, lei maestro davvero è il mio mito vivente. Ho i suoi libri sul mio comodino, sempre lì, pronti per essere consultati..."
Mi accorsi che, conoscendo bene la mole della sua estesissima opera bibliografica, stava iniziando a dubitare non tanto delle mie parole quanto delle dimensioni del mio comodino. Mi giocai il mio jolly, e tirando fuori dalla borsa un'edizione del 1975 del primo Fantozzi dissi: "Questa è la mia Bibbia."
"Perché, tu l'hai letta la Bibbia?"

Non sapevo che dire. Pietrificato. Perché avevo detto 'sta cosa della Bibbia? Avrei voluto evitare di usare le solite citazioni da Fantozzi come "lingua felpata" o "mani due spugne", ma l'ironia di essersi trovato in quella situazione con chi quelle espressioni le ha inventate andava sottolineata.

La conversazione si è fortunatamente mossa verso la sua passione per la scrittura, e ho riconosciuto una sorta di orgoglio quando gli ho raccontato di aver letto di una premiazione, credo a Venezia, in cui Villaggio veniva chiamato "Il Gogol italiano". Forse per questo mi ha concesso di fargli qualche ritratto in più, aspettando pazientemente che sistemassi le mie luci.

paolo villaggio red curtain portrait by gabriele gelsi
paolo villaggio front view photo by gabriele gelsi

Non sono riuscito a fare ovviamente tutte le domande che avrei voluto, e non ho scattato tutte le foto che avevo in mente. Ma l'ho incontrato, e ci siamo rivisti anche il giorno seguente in teatro, ho fotografato il suo spettacolo ascoltando e godendo di ogni singola parola.
Sono fortunato e posso dire di aver parlato con un mio mito, e di possedere una copia di Fantozzi con dedica dell'autore.

paolo villaggio foyer photo by gabriele gelsi
paolo villaggio signing book photo by gabriele gelsi

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